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Il labirinto delle cose non vissute
Vi è un momento, raro e prezioso, in cui l'uomo smette di inseguire una meta e si lascia condurre dai propri passi. È allora che il mondo comincia a parlare. Non attraverso le parole, ma mediante il silenzio, le ombre degli alberi, il lento mutare della luce sulle pietre antiche.
Forse la vita non è altro che un immenso labirinto, e noi siamo viandanti che credono di cercare un'uscita, mentre in realtà stanno cercando se stessi.
Non possiamo mutare il destino ultimo di ogni esistenza, ma possiamo ampliare il tempo interiore che ci è concesso. Ogni libro aperto aggiunge una stanza alla nostra anima; ogni pensiero nuovo accende una lampada in corridoi che credevamo deserti.
Talvolta osservo i dorsi dei libri allineati sugli scaffali e provo una strana vertigine. Non tristezza, ma meraviglia. In essi riposano mondi che nessuno ha ancora vissuto al mio posto, domande che attendono il mio sguardo per poter esistere.
Ciò che davvero spaventa non è la morte. È l'idea di aver attraversato la vita senza averne ascoltato il mistero. Di aver guardato il cielo senza vederne le costellazioni invisibili, di aver sfogliato i giorni come pagine bianche.
Il mondo non è mai stato avaro di significati. Ogni filo d'erba è un geroglifico, ogni volto un enigma, ogni tramonto una biblioteca di simboli. La natura scrive incessantemente il suo libro e noi siamo, al tempo stesso, lettori e personaggi.
Forse la saggezza consiste proprio in questo: continuare a stupirsi. Custodire la curiosità come si custodisce una fiamma nella notte. Perché finché resterà una sola domanda a cui non sappiamo rispondere, il viaggio non sarà terminato.
E l'universo, silenziosamente, continuerà ad aprirci le sue infinite porte.
© Johann Lubeck